- 26
- Aug
->

E’ stata forse poco pubblicizzata dai media la scoperta fatta da un italiano, vale a dire Vincenzo De Michele, ex dipendente del Museo di Storia Naturale di Milano, che, attraverso un semplice strumento come Google Earth, è stato in grado di scovare un cratere in Egitto che ha qualcosa come 5000 anni di vita.
Dopo le prime segnalazioni arrivate grazie al servizio offerto dal motore di ricerca, è stata avviata in pochi mesi una spedizione guidata da un esperto del settore, sempre italiano, che non ha fatto altro che fornire i dettagli di quanto accaduto.
Si tratta di Mario di Martino, che ha raggiunto il suo scopo in collaborazione con alcune università italiane. Il cratere, più in particolare, costituito prevalentemente da ferro e nichel, ha una larghezza di circa 45 metri e una profondità di 15, con sembianze incredibilmente simili a quelli presenti sulla luna. Al dì là delle ripercussioni scientifiche, fa effetto sapere che tutto è venuto alla luce grazie a Google Earth.
->

Non deve essere stata di lezione la negativa esperienza del Times in America. Anche da noi, infatti, è stato importato il modello del paywall, almeno per quanta riguarda i contenuti di alcune testate che saranno pubblicati sul web e che riprenderanno le versioni cartacee.
E’ il caso di La Repubblica, che ha deciso di lanciare ufficialmente la propria campagna, proponendo un prezzo di gran lunga inferiore, rispetto a quello utilizzato per la versione cartacea del giornale.
Si parte da 3,5 euro a settimana, con abbonamento attivabile dapprima per i possessori di iPad, i quali, dopo due settimane di prova gratuita, avranno tutti gli elementi per decidere se vale la pena o meno di usufruire del servizio. Entro pochi giorni l’offerta sarà estesa a tutti coloro che avranno accesso alla Rete, anche a chi è ancorato tuttora al “vecchio” pc. Basterà il prezzo competitivo a fare la differenza rispetto al Times?
->

Il paywall, tanto voluto da Rupert Murdoch, non funziona, almeno per ora. E’ questo l’esito di uno studio portato avanti da The Guardian, che deve aver goduto non poco nel riscontrare come il traffico e le entrate (dal web) del Times siano letteralmente crollate nel corso delle ultime settimane.
Se lo stesso Times, durante la fase di pianificazione, aveva previsto un calo del 66% ella propria utenza, a causa dell’introduzione del nuovo sistema che prevede il pagamento di un piccolo canone per restare sempre aggiornati, i dati forniti dal suo concorrente sono decisamente più neri.
Addirittura nove utenti su dieci avrebbero deciso di destinare altrove il proprio tempo, con una perdita significativa della quota di mercato. Se ad inizio 2010 il Times riusciva a far convergere sul proprio sito più del 25% dell’utenza che ama aggiornarsi, adesso la situazione è nettamente cambiata, con un valore sceso addirittura al 4%.

E’ stato un 4 luglio all’insegna degli attacchi hacker per gli americani. Se per molti è la giornata di festa per eccellenza, per gli smanettoni del pc rappresenta a quanto pare un’occasione per cogliere tutto e tutti di sorpresa.
Vedere per credere quanto è avvenuto nelle ultime 24 con Youtube e iTunes.Per quanto riguarda la piattaforma di videosharing, l’attacco subito non ha comportato gravi conseguenze per gli utenti, se non una perdita di tempo e la
visione di “materiale non abituale”. I video riguardanti la giovane pop star Justin Bieber, più in particolare, sono stati reindirizzati a pagine relative a contenuti per adulti.
Con iTunes, invece, Apple ha mostrato la sua vulnerabilità, in quanto gli hacker sono entrati in un numero limitato di account, portando a termine l’acquisto dell’ebook di uno scrittore sconosciuto, Thuat Nguiyen, il cui volume anomalo di vendite ha fatto immediatamente scattare l’allarme.

Importante svolta che sta per giungere dagli Stati Uniti, nell’ambito della lotta contro gli hackers. Ha avuto ufficialmente il via, infatti, il programma presto rinominato “Perfect Citizen”, che avrà il compito di limitare le intrusioni nei vari sistemi informatici sul Web. Il sistema di sorveglianza, più in particolare, sarà messo realizzato da Raytheon, punto di riferimento per tutti nel campo dell’elettronica militare.
La gestione, invece, sarà affidata alla National Security Agency (Nsa). L’investimento, pari a ben 100 milioni di dollari, secondo il Wall Street Journal sarà caratterizzato da alcuni sensori, collocati in Rete, il cui compito sarà quello di individuare tutti i possibili accessi anomali ad alcuni sistemi, con la prospettiva di riconoscere le aggressioni sul nascere e facendo scattare gli opportuni allarmi, evitando così visite non desiderate. Al momento non si conoscono ulteriori dettagli sul progetto, anche se dagli Usa fanno sapere che il presidente Obama ha fortemente voluto portare avanti il progetto.

Adesso è ufficiale: gli utenti cinesi potranno finalmente godere di servizi, seppur minimi, offerti da Google. Le istituzioni governative cinesi, infatti, hanno prolungato la licenza del motore di ricerca, dopo la crisi diplomatica sfiorata sia nei mesi scorsi, alla luce di diversi attacchi hacker e del continuo puntarsi il dito contro tra i due soggetti, sia immediatamente dopo il 30 giugno, data di scadenza della licenza, quando a Mountain View non era giunto alcun feedback in merito alla possibilità di potersi interfacciare con l’utenza cinese.
Già nei giorni scorsi erano emerse delle indiscrezioni relative ad una propensione positiva da parte del governo della Cina, che, stando a quanto fatto trapelare da fonti interne, aveva molto apprezzato l’iniziativa del motore di ricerca di sospendere il reindirizzamento degli utenti sulla home page di Honk Kong. Ora per Google parte una nuova sfida: innalzare il tasso di penetrazione in questo Paese, visto che tre utenti su quattro non lo utilizzano.

Apple prende finalmente una posizione ufficiale e tecnica, relativamente alla polemica che ha avvolto l’iPhone 4, reo di avere eccessivi problemi di ricezione a causa dell’impugnatura sul suo lato sinistro. Steve Jobs, in particolare, ha focalizzato il suo ultimo intervento sulle tacche segnalate dal dispositivo, proprio per quanto concerne il segnale, ribadendo che quel valore è assolutamente fittizio.
Secondo Jobs, più in particolare, ogni iPhone, ma in generale potremmo dire ogni cellulare (basta analizzare più in profondità le dichiarazioni rilasciate dal diretto interessato), tende a segnalare con tali tacche molta più linea di quanta non ce ne sia effettivamente.
Ecco così, secondo Apple, che in determinate zone il segnale risulti debole non tanto per l’impugnatura dell’iPhone 4, quanto per il fatto che la ricezione, magari già debole di suo per le caratteristiche della location, è per forza di cose inferiore a quella segnalata. Jobs ha fatto sapere che le barre degli iPhone a breve saranno molto più vicine al segnale realmente percepito.

The Boy Genius Report ha lanciato l’indiscrezione nelle ultime ore, ma il diretto interessato, Apple, si è affrettato a smentire le voci. Ha creato scalpore sul web la diffusione di uno scambio di e-mail a dir poco infuocato tra Steve Jobs, leader del colosso informatico, e un utente soprannominato Tom, infuriato a causa dei tanto chiacchierati problemi di ricezione dell’iPhone 4.
Non è un caso che diversi siti del settore abbiano riportato la notizia, facendole subito fare il giro del mondo, anche perché la fonte aveva fatto sapere di considerare pura al 100% la storia. Dopo la smentita di Apple, alcuni misteri restano comunque irrisolti: alcune testate, poco prima che lo scoop filtrasse, avevano fatto sapere di essere stati contattati da un certo Jason Burford, in possesso appunto di uno scambio di e-mail con lo stesso Jobs. TBGR per ora si è chiuso nel suo guscio, aggiornando il pezzo e pubblicando le schermate delle conversazioni.

Ci siamo, i rapporti tra Google e la Cina sono ormai giunti ad un bivio. A questo punto, considerando che il motore di ricerca ha nei giorni scorsi utilizzato un approccio “soft”, cercando un punto di mediazione con il governo cinese, evitando il reindirizzamento di questa particolare utenza verso la home page di Hong Kong, non potrà che esserci la fumata nera o bianca.
La licenza di Google è scaduta da alcune e per ora da Mountain View fanno sapere che i servizi de motore di ricerca sono parzialmente bloccati, ma una decisione da parte delle istituzioni governative è attesa a breve. Dalle ultime indiscrezioni, in ogni caso, sembra che possano esserci i presupposti per una felice risoluzione dell’intrigo internazionale, considerando che i rapporti tra gli Usa, in questo caso rappresentati appunto da Google, e la Cina, non sono certo ai massimi storici, dopo gli attacchi reciproci dei mesi scorsi.
- 2
- Jul
Usa, verso le limitazioni alle libertà del web

Sono finiti i giorni della libertà e dell’espressione del proprio pensiero negli Usa? Sembrerebbe di sì, stando alla creazione di agenzie appositamente create negli Stati Uniti. Basti pensare al National Center for Cybersecurity and Communications, che avrà il compito di controllare tutto quello che riguarda l’elaborazione, la trasmissione, la ricezione o l’archiviazione di informazioni elettroniche, inclusi apparecchi elettronici programmabili, reti di comunicazioni e ogni hardware, software e dato associato.
Sta dunque andando avanti spedito il progetto Protecting Cyberspace as a National Asset Act, appena approvato dalla Commissione per la sicurezza nazionale e gli affari governativi del Senato Usa. Da un po’ di tempo a questa parte, più in particolare, il presidente degli Stati Uniti ha il potere di sospendere le attività (o parte delle attività) dei motori di ricerca, ma anche dei fornitori di software o hardware, per un periodo, però, non superiore a 120 giorni. Superata suddetta soglia, è necessaria l’autorizzazione del Congresso.








